Togliere le manette anche alla sinistra

L’iniziativa assunta da Giorgio Napolitano nella forma più solenne, un messaggio presidenziale alle Camere, pone il tema di misure di clemenza necessarie per rendere possibile, insieme ad altre misure, il risanamento di un sistema carcerario incivile e vergognoso. Rispondere a questo appello con il solito birignao antiberlusconiano è peggio che una sciocchezza, è un’infamia. Napolitano ha replicato con inusitata asprezza anche verbale ai rappresentanti del Movimento 5 stelle che avevano tentato di liquidare la questione con l’insolente richiamo a una presunta subalternità del Quirinale agli interessi di Silvio Berlusconi.
10 OTT 13
Ultimo aggiornamento: 14:16 | 22 AGO 20
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L’iniziativa assunta da Giorgio Napolitano nella forma più solenne, un messaggio presidenziale alle Camere, pone il tema di misure di clemenza necessarie per rendere possibile, insieme ad altre misure, il risanamento di un sistema carcerario incivile e vergognoso. Rispondere a questo appello con il solito birignao antiberlusconiano è peggio che una sciocchezza, è un’infamia. Napolitano ha replicato con inusitata asprezza anche verbale ai rappresentanti del Movimento 5 stelle che avevano tentato di liquidare la questione con l’insolente richiamo a una presunta subalternità del Quirinale agli interessi di Silvio Berlusconi. Caso mai, per la verità, i tempi e i modo adottati da Napolitano per affrontare la questione carceraria sembrano studiati proprio per evitare ogni appoggio anche indiretto alla battaglia contro lo strapotere giudiziario. Forse il presidente ha scelto di rispondere a nuora perché suocera intenda: ha replicato in modo così risentito ai grillini per far capire agli esponenti del Partito democratico che tergiversazioni di quel genere non sarebbero state né gradite né tollerate.
Al Partito democratico il messaggio presidenziale offre un’occasione straordinaria per liberarsi dalla sindrome manettara, in nome di un principio umanitario indiscutibile come quello del rispetto della dignità dei detenuti. Per ora non lo hanno capito, sembrano abbagliati dal clangore della campagna propagandistica dei pasdaran dell’anti berlusconismo, che descrivono una base democratica che non presta attenzione a Napolitano ed è solo ossessionata dal “rischio” peraltro improbabile di un’eventuale vantaggio che deriverebbe a Berlusconi da una misura di clemenza. Le prime reazioni di Guglielmo Epifani sono state tra le più deludenti, ma è ragionevole aspettarsi che quando si tratterà di discutere in Parlamento il testo del messaggio, prevarrà tra i democratici il rispetto per una indicazione di civiltà di ampio respiro su una miserevole speculazione propagandistica. Se si creerà il clima di consenso e di riflessione aperta che il Quirinale sollecita con tanta nettezza, si dovrà poi lavorare alla definizione di misure concrete che, tenendo conto della colossale maggioranza richiesta per l’amnistia, siano effettivamente applicabili. A questa ricerca ci si potrà dedicare, però, solo se si metteranno le cose nella giusta prospettiva, quella della soluzione attraverso misure straordinarie di una drammatica falla del sistema democratico che nega diritti fondamentali. Se si parte da lì, da quello che è il nucleo concettuale del messaggio, si può arrivare a far compiere passi avanti a una situazione intricata, se si guarda solo al proprio ombelico non si va, come al solito, da nessuna parte.